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venerdì 12 febbraio 2021

La Juventus con una difesa record: merito solo dei difensori? (analisi tattica)

La Juventus è partita quest'anno con un'idea nuova: la tanto agognata idea di essere una squadra al 100% con atteggiamento d'attacco e quindi muoversi in una dimensione tattica europea.

Questo è quanto i giornali e gli "esperti" del settore hanno sempre sostenuto. Che un pò è vero e un pò è forzato.

D'altronde nella comunicazione televisiva tutto è veloce e tutto deve essere semplificato e ridotto a "slogan".

Così la Juventus targata Pirlo viene, per così dire, etichettata e dipinta di questa vernice di "EUROPEITA'" che fa il paio con il calcio liquido di Pirlo, oppure con l'idea che lo schema sia di continuo attacco e pressione.

Si vincono partite e si va alle stelle: "Pirlo un genio", "Juve nel futuro". Poi si perdono delle partite e si va nel fango: "Pirlo non può allenare", "E' stato un grande calciatore ma ora basta". E così via.

La realtà? 
1. Sebbene a me piaccia il calcio giocato e meno il calcio parlato, ritengo che questo sport sia bello anche perchè è possibile parlare di aspetti tecnici e tattici. Che sommati agli aspetti fisici e agli aspetti mentali ci danno un quadro completo delle abilità che occorre avere per vincere. Il calcio è semplice ma allo stesso tempo pieno di aspetti tecnici che vanno assolutamente approfonditi e non ridotti ai soliti, banali discorsi da bar (senza offesa per chi va al bar a parlare di calcio, cosa che ho fatto tantissime volte anche io).

2. Pirlo è decisamente un bravo allenatore. Punto. Un allenatore non bravo già da mese sarebbe esploso per la pressione mediatica che è ovvio ci sia sulla guida tecnica di una squadra come la Juventus. Un allenatore non all'altezza sarebbe già stato messo alla porta non dalla società ma dagli stessi giocatori. Se riavvolgiamo il nastro, vedremo che Sarri è stato (di base) delegittimato dagli stessi giocatori. Per quanto la società, per immagine, lo abbia coperto fino alla fine.

3. Essere dei bravi allenatori non vuol dire non sbagliare mai. Nessuno calciatore NON SBAGLIA MAI. E' una assurdità. Steccano gli alieni e i fuoriclasse (CR7 e Messi oggi; Zidane, Del Piero e Ronaldo-il-fenomeno ieri; Platini, Maradona o Zico l'altro ieri.) e steccano allenatori, portieri, attaccanti e arbitri. Magari sarebbe saggio esprimere una critica valutando però sempre i risultati e le cifre complessive.

La Juventus non era una squadra "fluida" prima e non è una squadra catenacciara adesso.

I numeri ci dicono che i bianconeri hanno la miglior difesa del campionato. Ma se analizziamo bene i numeri vediamo che i goal subiti sono molto, molto più alti degli anni scorsi (lasciando perdere l'esame dell'annata di Sarri). E' solo che le altre squadre fanno peggio. Qualcuno ha dato la colpa all'assenza di pubblico negli stadi. Può darsi che questi vuoti negli spalti portino un pò di deconcentrazione ma ritengo che più responsabilità sia da imputare ad un cambio di atteggiamento generale delle squadre.

E ad un modo di difendere diverso dal passato. 

Di sicuro la Juventus ha nella sua difesa dei fenomeni. DeLigt è esattamente quello che si pensava di prendere. Un campione assoluto. Giovanissimo eppure già in modalità "vecchio". Essere compagno di squadra di volpi come Chiellini, Buffon e Bonucci non può che essere un continuo aiuto. Demiral è un giocatore con ottime potenzialità. Ruvido ma con a fianco una guida ha tutti i numeri per dare il suo contributo. Bonucci e Chiellini sono il DNA della Juve degli ultimi anni. E per quanto Leo non sia il miglior marcatore che si sia visto sui campi da calcio (tutt'altro) è innegabile che abbia da insegnare. Di Giorgione non dico niente, visto che se c'è un giocatore che farà perdere juventinità alla squadra quando andrà via sarà lui.

Ma una buona difesa non è costituita solo da buoni difensori. Difendere è un concetto di squadra. Che inizia dal primo attaccante per passare soprattutto all'attività di filtro del centrocampo.

E difendere bene non è una questione di posizionamento (442 o 352 e altre stupidaggini così...) ma di risposta atletica, di movimenti giusti, di concentrazione e di grinta nei contrasti.

La Juventus prende meno goal non perchè difenda meglio. Ma perchè gioca meglio. Giocando peggio.

Cioè ricordandosi che il calcio è tante cose. Non solo passaggi leggeri, tocchi di tacco e tiki-taka. Il calcio è dinamismo, è velocità, aggressività, aiuto al compagno di squadra e tanto altro.

Forse a qualcuno è sfuggito che si sta facendo il matrimonio con i fichi secchi. Ovvero in un calendario fitto, senza una adeguata preparazione pre-campionato e con moltissime partite una dietro l'altra, Pirlo ha dovuto anche gestire assenze importanti e giocatori con evidenti cali di forma.

Gestire questi periodi e farsi trovare pronti al momento giusto è l'abilità maggiore.

Direi quindi che il merito di questa difesa tornata a essere insuperabile non sia tanto chi gioca (tutti fanno bene) o come ci si difende. Ma lo spirito e la voglia. E l'attenzione. 

Domani abbiamo un altro tassello. Vedremo come giocherà domani la squadra venendo dall'ennesimo incontro infrasettimanale e in previsione dell'imminente incontro di coppa dei campioni.
A domani e forza Juve.

venerdì 15 gennaio 2021

Quale è il reale valore del centrocampo della Juventus di Pirlo?

Ho visto in azione mister Pirlo quando era lui il fulcro del centrocampo della Juventus, all'inizio di quella era di dominio che (in ogni caso) dura tutt'ora.

Lo ricordiamo quel centrocampo? Pirlo a dirigere, Vidal a fare il guastatore e incursionista, Marchisio a dettare equilibri e baricentri, Pogba a innestare imprevedibilità e colpi di genio.

Tasso tecnico? Spaziale.
Tasso agonistico? Totale.
Affidabilità? Come stare tra le braccia di una mamma.

Un centrocampo di qualità, che aggrediva, copriva li spazi, fungeva da barriera, inventava.
Un centrocampo come dovrebbe essere.

Oggi, se ben guardiamo, i singoli che fanno parte del centrocampo juventino non sono malvagi presi uno per uno. Anzi. Sono presenti talento e tasso tecnico oltre la media.
E' presente anche agonismo e determinazione (a Rabiot e Bentancur non gli si può certo rimproverare la grinta).

E allora?
Allora abbiamo che la somma dei singoli non sempre fa il tutto. O, più semplicemente, che un gruppo di giocatori non sempre si amalgamo alla perfezione.
Per vari motivi.

Potrebbe essere perchè inseriti in un contesto sbagliato oppure perchè contemporaneamente si trovano in un periodo di scarsa forma fisica o, peggio ancora, mentale.

Il centrocampo attuale della Juve è un'opera incompleta. E infatti non si riesce ancora a definire la struttura con esattezza. C'è l'equivoco della presenza/assenza di un playmaker di ruolo. Arthur non sembra aver ancora raccolto appieno questa investitura. E' un ottimo giocatore con la palla tra i piedi, ma (da lontano) sembra manchi di una leadership totale e soprattutto ha notevoli carenze sulla capacità di alternare gioco/corto e gioco/lungo. Inoltre la sua capacità di ordine può essere incrementare e questo è un fattore esclusivamente mentale. Mentre sono sicuro che affiancato da una buona orchestra potrebbe migliorare la fase di interdizione.

Bentancur? Stilisticamente è un giocatore che mi piace moltissimo. Elegante, sudamericano nella garra e nella grinta, ha ottime doti tecniche. In effetti non sembra avere niente che non va. Forse talvolta è troppo irruente ed è superficiale nel leggere i momenti della partita in cui affondare le entrate dure e i momenti in cui si può anche tirare su il piede dall'acceleratore. Ma non è questo il punto. Forse il suo problema è l'equivoco tattico. Si gioca a due o a tre? Sono play davanti alla difesa o mezz'ala? Secondo me in un centrocampo più definito, lui il posto se lo ritaglia.

Rabiot? Non so. Questo giocatore ancora non l'ho capito appieno. Sicuramente strapagato per quello che vale e che ha dimostrato. Sembra sempre un "tra poco vi faccio vedere cosa so fare" ma non l'ho fa mai. Non è scarso. Gli ho visto fare dei recuperi senza far fallo come mai ho visto. E' fisico ma con ottimi piedi. Eppure anche lui difetta di personalità. Sembrerebbe che possa dare il meglio all'interno di un centrocampo di personalità, in cui qualcun altro si carica sulle spalle la responsabilità.

Ramsey? Ecco qui un altro stipendio che secondo è sproporzionato rispetto ai valori. Io non l'ho mai visto giocare quando stava all'Arsenal ma in 2 anni, onestamente, mi ha deluso alquanto. A parte la fragilità fisica che è comunque eccessiva, sembra sempre che non sia in condizione. Certo, è probabilmente a livello tattico il giocatore bianconero di centrocampo con più fosforo. Quello che trova meglio la posizione in campo e che sa adattarsi alle varie situazioni della partita. Nel suo caso il problema non mi sembra essere personale quanto di tenuta atletica e quindi di continuità.

Per ultimo ecco il giovane McKennie. Di lui possiamo dire che è stato una piccola sorpresa e di certo è il giocatore che in tutto il reparto ha convinto di più. Qualche ovvio passaggio a vuoto dovuto al cambio di nazione e alla giovane età ma in generale è sempre stato un giocatore che ci ha messo cuore ma anche grinta. E che comunque sa buttarsi negli spazi e attaccare la profondità come solo il gallese Ramsey sa fare.

Quindi? Secondo me c'è un equivoco tattico di fondo di come la squadra doveva giocare all'inizio. Come, purtroppo spesso accade nel calcio moderno, alcuni giocatori arrivano non perchè funzionali ad un progetto tecnico ma per opportunità di mercato, per bravura degli intermediari e per motivi di bilancio (vedi scambio Arthur / Pjianic).

Questo equivoco di fondo (si gioca con un play fisso e due mezze ali oppure con due interni di centrocampo?) è deleterio alla creazione di un centrocampo solido.

La Juve gioca bene ma poi ha dei momenti in cui si vede manca la gestione della partita. Il centrocampo diventa evanescente e perde il controllo del territorio. Cosa che non deve mai accadere.

La soluzione? Non so. E' difficile perchè la squadra fa pochi allenamenti tecnici ed è sempre sulla giostra di una qualche partita oppure di una pausa per le nazionali. Se a questo ci aggiungiamo i prevedibili infortuni muscolari che nel calcio moderno sono (purtroppo) ormai la norma e non l'eccezione. Se a questo ci aggiungiamo la variabile coronavirus che incombe minacciosa sulle squadre creando problemi ulteriori di disponibilità di persona ma anche di serenità mentale, il quadro è fatto.

Di sicuro, occorrerebbe decidere bene su chi puntare. Non si sa quale è il centrocampo titolare. Arrivati a metà anno, questo occorrerebbe definirlo. La partita clou di domenica con i rivali neroazzurri ce lo dirà.

Forza Juventus.

giovedì 22 agosto 2013

La Juventus gioca di contropiede?

Come cambiano i tempi cambiano anche i termini usati. Che storia!
Da qualche parte lessi un libro che parlava di come, ridefinendo solamente le parole di un linguaggio, si possa (di fatto) riprogrammare completamente i pensieri di un popolo o di un gruppo di riferimento.
Questioni altamente sociologiche..... vabbè......

Rimanendo nell'alveo calcistico prima si chiamavano contropiedi mentre adesso si chiamano ripartenze.
La ripartenza (o contropiede) sarebbe quell'azione da parte di una squadra che viene attaccata (che quindi ha fondamentalmente la maggior parte dei suoi uomini nella propria metà campo) in cui, dopo aver riconquistato palla in qualche modo, velocemente ci si riversa nella metà campo avversaria con pochi passaggi e pochi uomini.
Giocare di contropiede (altrimenti detto anche all'italiana) è stato per anni una delle tattiche di gioco preferite dagli allenatori italiani e dalla scuola calcio italiana. Basandosi sul principio "prima non prenderle" la strategia consisteva nello stare compatti nella propria metà campo coprendo tutti gli spazi possibili e immaginabili e rendendo dura la possibilità di attaccare da parte della squadra avversaria per un ovvia riduzione degli spazi di gioco. E scattare appena possibile verso la porta avversaria solitamente con un lancio lungo a favore di uno o due giocatori veloci della propria squadra.
Che a quel punto avrebbero trovato molto campo libero e pochi avversari fra se e la porta.

Ho letto da parte di qualcuno che la Juventus, domenica scorsa contro la Lazio, avrebbe per lo più giocato di contropiede e segnato le reti attraverso varie "ripartenze". La cosa mi ha lasciato allibito. Se infatti si controllano anche solamente le statistiche (che comunque spesso non dicono tutto.....) numeriche si palesa un dominio di fatto. Maggiore possesso palla (55%), maggiore presenza sulla metà campo laziale, maggior numero di passaggi utili (640 contro 521), maggior numero di tiri in porta e azioni offensive perisolose.
In effetti l'unico goal che possiamo dire sia il frutto di un contropiede (ripartenza e che RIPARTENZA - da manuale del calcio.....) è il goal di Giorgione Chiellini. Angolo per la Lazio, pallone perso e rapido capovolgimento di fronte. Nel calcio ci sta.
Ma guardiamo, ad esempio, il 3° goal di Lichsteiner. Talmente veloce l'attacco che qualcuno ha parlato di goal in contropiede.
Questa è il fermo immagine dell'inizio dell'azione:
Due soli giocatori della Lazio dietro la palla (Klose e Lulic) e Pogba che apre per Lichsteiner sulla metà campo. Tutti gli altri giocatori della Lazio sono frapposti fra la palla e Marchetti. Contropiede? Ma non scherziamo!

Ma guardiamo l'azione solo qualche secondo dopo:
Lichsteiner porta palla sulla destra mentre Pogba dopo lo scarico già corre verso la porta. Davanti vediamo Vucinic al centro, Vidal sulla destra e Tevez vicino all'arbitro fra le linee. Guardate i giocatori della Lazio. Abbiamo sulla linea difensiva i 4 difensori Cavanda, Dias, Biava (in 2 su Vucinic) e Radu (su Vidal). Poi sulla mediana Biglia e Ledesma che fronteggiano Lichsteiner con il pallone e già superati dalla palla, Hernanes e Candreva che osservano lo svolgersi dell'azione.
Riassunto? 6 giocatori fra la palla e il portiere - azione che è partita dalla difesa e che viene portata da tutta la squadra nella metà campo avversaria.
Differenza? La velocità!
Talmente elevata che la Juventus non deve neppure portare 5/6 giocatori in attacco. Ma Lichsteiner porta palla, scarica su Vucinic che con un colpo di genio assoluto (vale come un goal!!!!) chiude la triangolazione con il trenino svizzero che fende la linea difensiva come un coltello caldo nel burro.
Ecco qui:
Come si può notare, sulla stessa linea ci sono ben 6 giocatori della Lazio, per quanto 3 già superati e ormai tagliati fuori, 1 lontano (Cavanda) e impossibilitato ad intervenire e Biava in difficoltà.
Risultato Lichsteiner si presenta davanti a Marchetti e lo fulmina.

Non analizzeremo anche il goal di Tevez ma siamo sulla stessa onda.
Quindi smettiamola per favore di fare commenti e osservazioni fuori luogo.
La Juventus è da 2 anni che gioca un calcio fantastico. Intenso, veloce, tecnico. Frutto di preparazione e applicazione. E' ovvio che non sempre si riesce a fare la partita spettacolare. Neppure il Barca vince sempre. E' ovvio. Ma la quantità di partite per cui c'era da togliersi il cappello è enorme.
Aspettiamo la prossima.
Forza Juventus.

martedì 20 agosto 2013

L'intensità di gioco

L'intensità di gioco è la nuova frontiera delle armi per vincere le partite.
Antonio Conte lo sa e lo ha capito.
Non che questa strategia sia qualcosa di scovato 1000 km sotto il mare o sul lato opposto della luna.

In realtà è qualcosa che quasi tutti gli allenatori sanno e che vorrebbero mettere in atto nelle loro squadre.
Allora cosa cambia?

Cambia l'enfasi.

L'enfasi è l'accento e la sottolineazione del grado di importanza di una cosa.
Se un allenatore mette enfasi sull'intensità di gioco da una priorità ai suoi giocatori.
Vuol dire che allenerà la squadra in direzione di avere una notevole intensità di gioco. Vuol dire che l'intera società si strutturerà in questa direzione.
Il che significa anche che prenderà i giocatori adatti per questa visione delle cose.
Comprare un Antonio Cassano (faccio un nome per esempio) per poi aspettarsi che svilupperà intensità di gioco è perlomeno fuorviante. Non lo farà. Non lo farà perchè non è nelle sue corde, non è sua abitudine e perchè non ha una personalità in grado di farsi modellare. Il che non è un complimento, per chi pensasse lo sia (pensiamo che la personalità forte si mostri nella vita e non facendo il testardo o l'anarchico in campo o negli spogliatoi!).

La Juventus ha vinto 2 scudetti basandosi sull'intensità di gioco. In particolare il primo anno, in cui c'era tutto il tempo di preparare le partite durante la settimana, era qualcosa di incredibile. Non avevo mai visto niente del genere. Le altre squadre venivano "sbranate".
E per chi non ricorda, dia uno sguardo mentale alla partita di domenica scorsa con la Lazio.
E mettiamo anche in conto che la tenuta atletica non era ancora al top.

Ecco perchè Antonio Conte urla e urla e urla e sbraita e si contorce tarantolato.
Perchè è un modo per pungolare i suoi giocatori a che non abbassino mai quella tensione agonistica che porta all'intensità di gioco.
Che altro non significa che "fare le stesse cose più velocemente e con più ritmo".
Condite con l'armonia di fare i movimenti tutti insieme. Il che moltiplica gli sforzi individuali all'ennesima potenza.
Prendiamo il pressing sui costruttori gioco altrui. Se solo un giocatore va in pressing è spacciato.
Gli avversari fanno torello, fanno girare la palla e chi va in pressing finisce presto la benzina. Avendo sprecato energie per niente.
Ma se gli attaccanti pressano i difensori che escono con la palla, se i centrocampisti pressano e i difensori pressano tutti insieme, tutti con forza e intensità allora l'altra squadra viene stritolata.

Poi ci sono le individualità e i talenti. Ma il calcio è un gioco di squadra e a parte rarissime eccezioni (leggasi Maradona dei mondiali messicani) un individuo non può sovvertire l'esito di un incontro.
E chiunque dica il contrario, provi a mettere un Leo Messi a giocare quest'anno nel Livorno (ne cito uno a caso). Oppure immaginiamo un Cristiano Ronaldo nel Pescara dell'anno scorso.
Che sarebbe successo? Sicuramente un CR7 qualche goal l'avrebbe fatto ma credetemi, il Pescara non si sarebbe salvato, non avrebbe fatto molti più punti di quelli che ha fatto. 
Perchè un giocatore può fare la differenza, è ovvio. Ma se gioca in una buona squadra.
O meglio tutti i giocatori apportano qualcosa alla squadra. Ma se giochi in una squadra veramente non all'altezza la presenza di un solo grande campione non muterà di molto i risultati che si possono ottenere.
Diverso è se una squadra necessità dell'acuto o del talento per farle fare il salto di qualità.
Se mandate ora Leo Messi al Milan, all'Inter o alla Roma questo farà innalzare ripidamente le quotazioni. Ma parliamo di squadre che se non fortissime sono comunque buone squadre con signori giocatori.

In ogni caso, il lavoro di Conte sembra indirizzato ad avere nuovamente una Juventus ad alta intensità. E se questo riuscirà ad avvenire anche in Champions, con un pizzico di tasso tecnico in più (leggasi Llorente - Tevez e chissà se arriva qualcun altro) forse si può aspirare a cullare qualche sogno finale.

Messi e CR7 permettendo.
Forza Juventus.